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Disciplina della mediazione (D.Lgs n. 28/2010)

Disciplina della mediazione (D.Lgs n. 28/2010) - Confsalform - Mediazione

 

 

 

 

 

La procedura di mediazione è una modalità alternativa al giudizio per risolvere controversie in modo efficace.

 

Il decreto legislativo 4 marzo 2010 n° 28 istituisce la procedura di mediazione civile e commerciale con un duplice finalità : da una parte diminuisce il carico di lavoro dei tribunali, dall’altra parte offre al privato cittadino uno strumento in più per tutelare i propri interessi.

 

Una forma di tutela che scaturisce da un incontro delle contrapposte pretese e ragioni per arrivare, insieme, (questo lo scopo finale della procedura) a un accordo tra le parti che componga positivamente la controversia, assistite dalla supervisione di una figura neutra, il mediatore.

 

L’organismo di mediazione opera nell’ambito delle controversie civili e commerciali riguardo diritti cosiddetti “disponibili”, nonché nelle controversie transfrontaliere.

 

La procedura di mediazione è svolta da organismi pubblici e privati iscritti a un apposito Registro presso il Ministero della Giustizia, ed è gestita da mediatori inseriti nelle liste degli organismi iscritti al Registro. I mediatori devono aver effettuato uno specifico corso di formazione riconosciuto dal Ministero della Giustizia.

 

Si effettua ricorso alla procedura di mediazione secondo tre modalità:
 a)      Su istanza di parte
 b)      Su invito del giudice
 c)      Per clausola contrattuale

 

 a.      Istanza di parte

 

 La parte interessata a dare avvio a una procedura di mediazione ai fini di risolvere una controversia può farlo in qualsiasi momento, prima dell’instaurarsi del giudizio o in pendenza di causa, quand’anche antecedente al decreto.

 

 b.      Invito del giudice

 

 Il giudice, anche in sede di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, invita le stesse ad esperire un tentativo di composizione della lite presso un organismo di mediazione presente nel territorio competente, anche ne l corso di giudizio

 

 c.      Per clausola contrattuale

 

Quando sia un contratto o uno statuto a prevedere la risoluzione della controversia tramite la procedura di mediazione e il tentativo non è stato esperito, sarà il giudice, su eccezione di parte, ad assegnare un termine di quindici giorni per presentare tempestivamente istanza di mediazione presso apposito organismo.

 

 

 

Materie per le quali è obbligatorio la mediazione ai fini di un eventuale e successivo giudizio

 

1.      Diritti reali
2.   Divisione

 

3.   Successioni ereditarie

 

4.   Patti di famiglia

 

5.   Locazione

 

6.   Comodato

 

7.   Affitto di aziende

 

8.  Risarcimento del danno derivante da: responsabilità sanitaria e medica; diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità

 

9.  Contratti assicurativi, bancari e finanziari

 

10.   Condominio (dal 21/03/2012)

 

 

 

 Casi di esclusione della procedura

 

Non è obbligatoria la mediazione nell’ambito dell’azione civile nel processo penale, nonché nei procedimenti per ingiunzione (fino alla pronuncia delle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione); per convalida di licenza o sfratto (fino a mutamento del rito); possessori; di opposizione o incidentali di cognizione nell’esecuzione forzata; in camera di consiglio. La mediazione obbligatoria è esclusa anche nei procedimenti di consulenza tecnica.

 

Avvio della procedura

 

La parte interessata ad avanzare istanza di mediazione è tenuta ad effettuarne il deposito presso il relativo organismo di mediazione autorizzato e di competenza territoriale. Entro 30 giorni dal deposito, il responsabile dell’organismo provvederà pertanto a designare un mediatore ed ottenuta la dichiarazione di indipendenza ed imparzialità in ragione del caso e delle parti in conflitto provvede a fissare l’incontro. L’organismo sarà scelto a discrezione della parte che deposita la domanda o per determinazione della clausola contrattuale e comunque per competenza territoriale. Se presentata a più organismi è competente quello cui è stata presentata per primo. La parte istante dovrà pertanto accettare il regolamento di mediazione dell’organismo così scelto e relative indennità.

 

Obbligo di partecipazione  degli avvocati di entrambe le parti alla procedura di mediazione

 

Il Dlgs 28/2010 così come modificato dalla Legge 69/2013 stabilisce la presenza obbligatoria degli avvocati alla procedura di mediazione. Inoltre qualora le parti raggiungano l’accordo se questo è sottoscritto dagli avvocati che attestino e certifichino la conformità del medesimo alle norme imperative e all’ordine pubblico, l’accordo ha titolo immediato.

 

 

 

Procedura di Mediazione

 

 

 

Svolgimento della procedura di mediazione 

 

Premesso che ogni organismo di mediazione segue le regole del regolamento così come riconosciuto dal Ministero della Giustizia e così come accettato dalle parti all’atto di istanza di mediazione, il procedimento ha una durata massima di 3 mesi a decorrere dalla data di deposito della domanda.

 

La durata del procedimento di mediazione non è computabile ai fini della “Legge Pinto” sulla ragionevole durata del processo (art. 2, l. 24 marzo 2001, n°89)

 

Le indennità sono calcolate in conformità a quanto previsto dai decreti ministeriali. Sono previste esenzioni fiscali per tutti gli atti del procedimento. Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro, salvo che superi il limite del valore di 50.000 euro.

 

La corresponsione dell’indennità è a carico delle parti. Alle stesse è riconosciuto un credito d’imposta fino a 500 euro ciascuna, valore massimo ridotto della metà in caso di insuccesso della mediazione.

 

Primo incontro preliminare e svolgimento della procedura di Mediazione

 

 

 

La parte istante deposita presso l’Organismo di Mediazione l’istanza di Mediazione. Il Responsabile dell’Organismo ha 30 giorni per designare un mediatore e  convocare le parti e i loro difensori. Il Dlgs 28/2010 così come modificato dalla Legge 69/2013, stabilisce un primo incontro preliminare nel quale il mediatore illustri alle parti le procedure di mediazione ma soprattutto rilevi se ci sia, da entrambi le parti, la volontà nel procedere alla procedura di Mediazione. Nel caso in cui le parti manifestino la volontà di procedere nella mediazione, il mediatore può svolgere la mediazione immediatamente oppure programmare un successivo incontro concordato con le parti. Terminata la mediazione e raggiunto o meno l’accordo, il mediatore redige il verbale che avrà titolo esecutivo solo se sarà sottoscritto dagli avvocati delle parti. In tutti gli altri casi sarà necessaria l’omologazione da parte del tribunale. In caso non si sia riusciti a raggiungere un esito positivo, il mediatore ha il potere di formulare una proposta di conciliazione da sottoporre alla libera accettazione delle parti.

 

Il giudice si ritiene la discrezione di applicare talune conseguenze economiche onerose per la parte che abbia rifiutato la proposta del mediatore, anche in caso di vittoria. Qualora una sola delle parti manifesti la volontà di non procedere nella mediazione. Qualora invece al primo incontro preliminare una sola delle parti manifesti la volontà nel NON procedere alla mediazione questa finisce e nessun onere è dovuto all’Organismo di mediazione.  

 

 

 

Rilevanza della mancata partecipazione e sanzione in caso di ingiustificata assenza

 

La mancata partecipazione al primo incontro preliminare è giuridicamente rilevabile, quindi il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio (art. 116, co. 2 c.p.c.)

 

In caso di assenza ingiustificata di una parte al primo incontro preliminare, il giudice condanna la parte al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio (art. 8, co. 5, d. lgs. 4 marzo 2010 n° 28). La multa ha lo scopo di incentivare la partecipazione al processo di mediazione.

 

Rapporti con il processo

 

Provvedimenti urgenti e cautelari possono essere sempre concessi anche malgrado l’avvio della procedura di mediazione. Se la mediazione è avviata e non giunge a conclusione, il giudice è tenuto a fissare la successiva udienza dopo la scadenza del termine di 3 mesi. Se invece la mediazione non è stata esperita (lì dove obbligatoria) il giudice fissa un termine di 15 giorni entro il quale le parti devono presentare istanza di mediazione presso apposito organismo.

 

A far data dalla comunicazione alle parti, l’istanza produce i medesimi effetti della domanda giudiziale e ne impedisce la decadenza per una sola volta.

 

 Riservatezza, inutilizzabilità e segreto professionale

 

 Il mediatore, riguardo le informazioni acquisite nello svolgimento del suo ruolo, è obbligato alla riservatezza, né può essere chiamato a testimoniare in merito. Le dichiarazioni così rese e acquisite in corso di procedimento non possono essere utilizzate in un giudizio vertente sul medesimo oggetto della lite.

 

 Svolgimento della procedura di mediazione 

 

Premesso che ogni organismo di mediazione segue le regole del regolamento così come riconosciuto dal Ministero della Giustizia e così come accettato dalle parti all’atto di istanza di mediazione, il procedimento ha una durata massima di 3 mesi a decorrere dalla data di deposito della domanda.

 

La durata del procedimento di mediazione non è computabile ai fini della “Legge Pinto” sulla ragionevole durata del processo (art. 2, l. 24 marzo 2001, n°89)

 

Le indennità sono calcolate in conformità a quanto previsto dai decreti ministeriali. Sono previste esenzioni fiscali per tutti gli atti del procedimento. Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro, salvo che superi il limite del valore di 50.000 euro.

 

La corresponsione dell’indennità è a carico delle parti. Alle stesse è riconosciuto un credito d’imposta fino a 500 euro ciascuna, valore massimo ridotto della metà in caso di insuccesso della mediazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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